Pattada

Un borgo di montagna nel cuore della Sardegna

Pattada è un borgo montano di 2.828 abitanti della provincia di Sassari, appartenente all'antico territorio del Logudoro e più precisamente alla regione storica del Monteacuto.

Il centro, con i suoi 828 m s.l.m., è il più alto della provincia di Sassari e tra i primi in Sardegna. L'abitato è adagiato sul colle di San Gavino, dal quale si dominano i vasti territori del Sassarese, della Gallura e di buona parte della Barbagia.
L'acqua delle fonti del paese è apprezzata e rinomata per la sua leggerezza e purezza.
Particolarmente importante è il sito preistorico del villaggio Lerno, raccolto attorno a un imponente nuraghe sulle sponde dell'omonimo lago. Nel territorio di Pattada sono state inoltre rinvenute tombe dei giganti e monumenti funerari di età nuragica.
Il territorio è abitato dunque fin dalla preistoria. Nella vicina frazione di Bantine, si trova ancora un tratto di strada di epoca romana che collegava l'antica Castro, vicino all'attuale Oschiri, alla stazione romana di Aquae Lusitanae, oggi Benetutti. Durante il periodo medievale, Pattada fece parte della Curatorìa di Lerron, nel Giudicato di Torres, in seguito conquistata dai giudici d’Arborea.
Quando l’Isola venne invasa dai catalano-aragonesi, il paese passò sotto la signoria della famiglia Oliva fino al 1843.
Oggi è un fiorente centro a vocazione agropastorale, le cui bellezze naturalistiche attirano in ogni stagione visitatori e turisti.

Granito e liberty

Il paese presenta un centro storico dall'aspetto pittoresco, caratterizzato da vicoli e strade in acciottolato sulle quali si affacciano eleganti palazzine in stile liberty e neoclassico (come "Su Palatu 'e Emanuelle", oggi sede del municipio) e antiche case in granito che ancora conservano i tipici infissi in legno.
La via principale si snoda fra ampie piazze come la centrale piazza Italia, con l'imponente torre campanaria della chiesa del Rosario, e piazza Poeti di Sardegna, finemente arredata con le sculture di Pinuccio Sciola.
Nel cuore del paese sorge la parrocchia di Santa Sabina, ricca di elementi architettonici e decorativi dal grande valore artistico come il massiccio portone bronzeo, composto da quadri raffiguranti scene sacre. Il tempio, eretto in stile gotico catalano nel XVI secolo, custodisce al suo interno un monumentale altare ligneo cinquecentesco raffigurante la Santissima Trinità e un prezioso crocefisso seicentesco col Cristo snodabile, utilizzato fino a pochi anni fa durante i riti della Settimana.
Nella parte alta del paese sorge il parco comunale "Salvatore Pala", un area verde frequentata soprattutto nella stagione estiva da chi cerca ristoro dal calore dei mesi più caldi.

Il paese del coltello e dei violini

Il nome di Pattada è rinomato in tutto il mondo per la produzione del celebre coltello artigianale a serramanico detto "sa resorza" o, appunto, "pattadese".
Gli abili mastri ferrai di Pattada hanno reso questo manufatto, simbolo della tradizione contadina e pastorale, un vero e proprio "gioiello tagliente" ambìto dai collezionisti di tutto il mondo e fiore all'occhiello dell'artigianato sardo.
Il coltello di Pattada ha una linea particolarmente armoniosa e raffinata. La lama, la cui forma è detta "a foglia di mirto", è realizzata a mano in acciaio e in damasco, il manico è ottenuto da corna di muflone o montone. La lunghezza della lama varia a seconda dell'uso.
Il poeta desulese Antioco Casula "Montanaru" dedicò al coltello di Pattada i celebri versi della poesia Sa leppa patadina (Il coltello pattadese):
Sempre lughente parias de prata (Risplendevi sempre come l'argento)
segaias chei su pensamentu (eri tagliente come il pensiero)
ispilende sa pedde ind'unu 'entu (radendo d'un vento le pelli lanose)
comente chi aeres giutu fogu in s'ata (come se avessi avuto fuoco nella lama).
Altro vanto dell'artigianato locale è la scuola di liuteria nata a Pattada ad opera del maestro cremonese Francesco Bissolotti a fine anni '90. Un lungimirante corso tenuto in collaborazione con la Regione Sardegna formò diversi giovani liutai i cui strumenti ad arco sono oggi commerciati in tutto il mondo.

Cultura e tradizioni

Pattada è la culla della poesia in lingua sarda. Autori come Padre Luca Cubeddu, Pietro Pisurci, Giovanni Maria Asara "Limbudu" hanno fatto la storia della letteratura isolana.
La comunità custodisce, anche grazie al lavoro delle numerose associazioni, tradizioni millenarie dal grande fascino e dal valore culturale inestimabile.
Il canto a tenore è una di quelle. Tanti giovani e anziani del paese praticano infatti l'antico canto della tradizione pastorale sarda, proclamato Patrimonio immateriale dell'umanità dall'UNESCO nel 2005.
L'abito tradizionale pattadese è particolarmente ricco e affascinante, specialmente quello femminile. Le donne indossano fazzoletti in seta e broccato dai colori sgargianti, gonne in panno e orbace plissettate, corpetti in velluto finemente elaborati e impreziositi da gioielli in filigrana d'oro.
Particolarmente radicate sono le tradizioni equestri.
Cavalieri e amazzoni pattadesi sono celebri in tutta la Sardegna per eleganza e portamento. Ospiti fissi delle principali manifestazioni folkloristiche dell'Isola (da Sant'Efisio a Cagliari alla Cavalcata Sarda di Sassari), si distinguono in spettacolari acrobazie a cavallo in occasione delle tradizionali corse a pariglia.
Pattada è nota in tutta l'Isola per la produzione casearia (formaggio pecorino e squisite "perette") e del rinomato torrone secondo un'antica ricetta di origine spagnola.